La legge di Bilancio 2026 prevede:
1 – l’estensione della cedolare secca al 21% esclusivamente per il 1° immobile destinato alle locazioni brevi.
2 – un’aliquota del 26% sulla seconda casa. Si crea così una distinzione abbastanza netta tra prima e seconda abitazione, su cui si dovrà ragionare di volta in volta, valutando la convenienza della cedolare rispetto al regime Irpef ordinario e verificando le condizioni soggettive del contribuente (residenza, situazione familiare, altri redditi).
3 – il proprietario che prosegue con gli affitti breve da 3 o più immobili deve aprire partita Iva, fatturare e applicare il regime Iva ordinario, allineandosi alle altre attività turistico ricettive.È opportuno notare che questa impostazione apre spazi di riflessione sull’accesso a regimi agevolati, come il forfettario, e sulla compatibilità fra la disciplina specifica degli affitti brevi e le regole generali in materia di redditi d’impresa. Nella prassi sarà necessario verificare caso per caso l’inquadramento, specie quando gli immobili appartengono a comproprietari o a diversi membri dello stesso nucleo familiare.
4 – il prelievo del 21% si applica anche quando la locazione avviene tramite piattaforme telematiche come Airbnb, Booking e i portali analoghi, in linea con le indicazioni del regolamento europeo Dac7 e con la futura Dac8, che rafforzano gli obblighi di comunicazione e tracciabilità fiscale dei redditi realizzati tramite piattaforme online.
Lo Studio rimane a disposizione per le valutazioni dei singoli casi specifici.